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Dicembre 2018 – Papaya Salad

Una delle protagoniste del Treviso Comic Book Festival 2018 è stata Elisa Macellari, illustratrice italo-thailandese dal segno sottile e pulito che scorre in scene dai colori vivaci, ricche di ambientazioni selvagge, misteriose creature e oggetti stravaganti. Molti passando per il museo di Ca’ da Noal tra settembre e ottobre avranno potuto ammirare le tavole tratte da “Papaya Salad”, sua meravigliosa graphic novel edita quest’annoda Bao Publishing: un racconto biografico di ampio respiro che attraversa epoche e continenti, tenuto insieme dal filo conduttore della ricetta thailandese che dà il titolo al libro. Lo stesso oggetto-libro ricorda la papaya, con i suoi risguardi rossi punteggiati di semini!

“A volte non si capisce bene in che direzione andranno i venti, ma c’è sempre una buona ragione per viaggiare”

In 273 pagine l’autrice ripercorre la lunga e travagliata vita di suo zio Sompong, a partire dalla sua infanzia nel villaggio rurale di Udon Thani negli anni venti del 900, passando per gli studi a Bangkok fino al suo arruolamento dei corpi giovanili dell’esercito. “Sompy” è un personaggio apparentemente calmo, di spirito curioso ma docile, che però nasconde in animo un turbine di dubbi, sentimenti e desideri contrastanti. Molti potranno riconoscersi in lui, nella sua voglia di allontanarsi dalla terra d’origine per scoprire il mondo perennemente in lotta con la malinconia e l’inquietudine che comporta il vivere soli, abbandonando i propri cari. Ma Sompong è curioso e studioso, nessuno ostacolo sembra davvero abbatterlo. I suoi incarichi militari lo porteranno ad attraversare l’oceano e a visitare l’Europa, purtroppo destinata agli umori di piombo degli anni quaranta. Ciononostante, dando tutto sé stesso e impegnandosi raggiunge importanti traguardi, senza perdere mai di vista la sensibilità umana in favore di un più comodo cinismo.

“Che ci facevo lì? Io volevo assaggiare l’Europa, ma il suo sapore stava diventando amaro…ero in balia delle onde provocate da qualcosa che non riuscivo a immaginare e a cui non riuscivo a dare un nome. L’unica cosa che mi restava da dire era… CIOCCOLATO, GRAZIE”

La sorte e il lavoro lo trascinano sotto le bombe, che tingono le vignette di grigio e blu. Eppure, proprio in quei drammatici momenti lo zio di Elisa trova la forza e il coraggio necessari per resistere e aiutare i suoi compagni. Nell’arco di tutta la storia infatti è il rosso della papaya a predominare, accompagnata dal verde vivifico della natura: colori che rappresentano appieno la resilienza di Sompong e il suo amore per la vita.

Le peripezie di questo personaggio fanno pensare a un moderno Ulisse che si allontana da casa spinto dalla sete di conoscenza, per poi ritrovarsi ad affrontare mostri di ogni genere lungo il viaggio: mostri reali come la guerra, il pregiudizio,il sospetto, la prigionia, la paura del diverso, la perdita di persone care…Nell’affrontare questi mostri con le armi della gentilezza, della calma, dell’astuzia e dell’ironia, Sompong è un eroe che suscita simpatia e ammirazione. Nella sua storia la speranza e la forza di volontà risiedono nelle sue radici culturali, nel suo passato, nella sua famiglia. Il risultato grafico in questo senso vale più di mille parole, come si intuisce dal disegno in copertina.

“Mi sentii colpito due volte… Dalla sofferenza che quella situazione mi provocava.E dall’ostilità che questo generava in me. Mi ricordai allora di mia madre. Della sua solidità. Della sua calma. Del Buddha dorato. Delle api. Della Papaya salad. Non era solo nostalgia […] Quelle immagini lenivano le mie ferite.”

La “papaya salad”, di cui visualizziamo gli ingredienti all’inizio di ogni capitolo, collega il passato al presente, la famiglia di Sompong a quella di Elisa. È un simbolo fondamentale: concluso il racconto, Elisa e suo zio ci svelano la ricetta scena per scena e poi la offrono ai loro antenati. E così questa narrazione, richiamo ed elogio allo spirito d’avventura e alla resilienza, si chiude con un senso collettivo quanto intimo di gratitudine, fede, amore e rispetto, capace di unire le generazioni e annullare le distanze.

Questa recensione è pubblicata nel n.71 de “La Salamandra”, rivista interscolastica e di ateneo di Treviso. 

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